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mercoledì 27 dicembre 2017

Modelli reali

Quali sono i modelli tecnologici, gli archetipi che hanno ispirato la ricerca e la produzione di pigmenti e coloranti artificiali ? Tra i modelli reali possiamo trovare tutte quelle sostanze naturalmente presenti in natura dalle quali fin da tempi remoti l'uomo ha imparato ad estrarre colore: spremendole, macinandole, sciogliendole in un solvente.

Porpora di Tiro

Estratta dalle secrezioni del murice comune (Bolinus brandaris), la porpora è sicuramente il più celebre e il più pregiato dei colori utilizzati nel mondo antico per la tintura dei tessuti. La rarità del prodotto - e quindi il costo esorbitante - ne fanno il colore della regalità per eccellenza. Erano tinte di porpora le vesti dei faraoni, le toghe dei senatori e il manto degli imperatori romani, le tuniche cardinalizie e gli ornamenti dei sovrani europei.


Lapislazzuli
Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova

Un altro modello reale estremamente prezioso e ricercato è il blu oltremare, ottenuto dalla macinazione di pietre di lapislazzuli (generalmente estratte dagli importanti giacimenti  dell'Afghanistan). Questo pigmento è utilizzato dagli artisti medievali e rinascimentali per conferire un intenso colore azzurro ad affreschi e altre tecniche di pittura parietale.



martedì 12 dicembre 2017

Humanae

Angélica Dass, autrice del progetto Humanae

«Una tassonomia organizzata secondo il formato della cartella colori PANTONE ®, che, nella sua neutralità, mette in discussione le contraddizioni e gli stereotipi legati alla questione della razza.» 
Matteo Balduzzi, Biennale dell'Immagine di Chiasso




Humanae è un colossale mosaico globale nato nel 2012 dall'iniziativa della fotografa e artista brasiliana Angélica Dass, che ha già ritratto migliaia di persone in tutto il mondo. Questo progetto ha l'obiettivo di stimolare una riflessione intorno ai numerosi pregiudizi - tutt'altro che scomparsi - basati sul colore della pelle e sul concetto di razza.

Il vecchio e il nuovo. Gli eserciti e la guerra

Questa rubrica settimanale propone il confronto tra due opere dell'arte figurativa - pittoriche, scultoree o architettoniche - che siano rappresentative di due distinti periodi della scienza e della tecnica dell'uomo: l'età dei pigmenti naturali, che spazia dal neolitico fino alla società preindustriale, e l'età dei pigmenti artificiali, che dal XIX secolo arriva fino ai giorni nostri.

Le opere proposte non sono accostate in modo del tutto casuale. Ciascuna coppia di immagini è infatti presentata come la manifestazione duale di una medesima tonalità cromatica o di un medesimo soggetto, nonostante esse appartengano a ambiti artistici, storici e culturali anche molto lontani tra loro.


Giorgio Vasari, Battaglia di Marciano in Val di Chiana, 1570 circa, affresco, 1300 x 760 cm, Sala dei cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze.
L'affresco viene commissionato da Cosimo I de' Medici per celebrare la vittoria delle truppe fiorentine contro l'esercito senese nella battaglia di Scannagallo (anche nota come battaglia di Marciano), che consegnerà la Toscana all'egemonia medicea. Gli studiosi sono convinti che sotto l'opera del Vasari possa nascondersi un'altra celebre rappresentazione bellica: la Battaglia di Anghiari, dipinta da Leonardo da Vinci una settantina di anni prima.


Umberto Boccioni, Carica di lanceri, 1915, tempera e collage su carta, 32 x 50 cm, collezione Riccardo e Magda Jucker, Milano.
Fervente interventista e amante dell'equitazione, Umberto Boccioni rappresenta l'evolversi di un'azione di guerra secondo i paradigmi dell'arte futurista: una carica di cavalleria che travolge (e verosimilmente annienta) un manipolo di soldati armati di fucile appartenenti alla fanteria nemica. In alto a destra è incollato un articolo di giornale che riporta le novità sul fronte francese, impegnato nei combattimenti contro l'esercito austro-tedesco. L'opera è una vera e propria chiamata alle armi, in cui la guerra viene celebrata come esercizio di ardimento e virtù patriottiche: non c'è traccia di paura, dolore o altro tipo di sofferenza umana, solo l'esaltazione della forza e del coraggio.
Ironia della sorte, l'artista morirà solo pochi mesi dopo la realizzazione dell'opera a causa di una caduta da cavallo.

martedì 5 dicembre 2017

Sociologia del pigmento artificiale

L'intonaco delle pareti di casa, i giocattoli in plastica, la foto in prima pagina sul giornale... Chiunque è utente, più o meno consapevole, degli onnipresenti pigmenti artificiali. Ci sono tuttavia delle persone che non si limitano ad osservare dall'esterno la realtà policromatica in cui viviamo, ma scelgono di farsi ambasciatori di questa realtà con il loro stesso corpo.

Milano Fashion Week, il colore in passerella


Tinte per capelli, l'arcobaleno in testa 


Tatuaggi, il colore sulla pelle

domenica 3 dicembre 2017

Farina, uova e colore a volontà


« la cuisine d’une société est un langage dans lequel elle traduit inconsciemment sa structure »
C. Lévi-Strauss



Torta di compleanno con sorpresa di M&M's, pubblicato il 24 novembre 2017 sul canale YouTube De gustibus

sabato 2 dicembre 2017

Il vecchio e il nuovo. L'essenza della femminilità

Questa rubrica settimanale propone il confronto tra due opere dell'arte figurativa - pittoriche, scultoree o architettoniche - che siano rappresentative di due distinti periodi della scienza e della tecnica dell'uomo: l'età dei pigmenti naturali, che spazia dal neolitico fino alla società preindustriale, e l'età dei pigmenti artificiali, che dal XIX secolo arriva fino ai giorni nostri.

Le opere proposte non sono accostate in modo del tutto casuale. Ciascuna coppia di immagini è infatti presentata come la manifestazione duale di una medesima tonalità cromatica o di un medesimo soggetto, nonostante esse appartengano a ambiti artistici, storici e culturali anche molto lontani tra loro.


Le dame in blu, affresco, 1650-1550 a.C. circa, palazzo di Cnosso, isola di Creta
L'affresco rappresenta tre donne dai lunghi capelli neri e dai seni scoperti, che nel mondo antico rappresentano i principali attributi della femminilità. Le vesti e le acconciature riccamente decorate e la posizione delle mani fanno supporre che i soggetti rappresentati siano sacerdotesse o donne di ceto elevato colte nella celebrazione di un rito civile o religioso. Così come la maggior parte delle pitture parietali riconducibili alla civiltà minoica,  questo affresco ha subito in età romantica un pesante intervento di restauro integrativo.
























Tamara de Lempicka, Ragazza coi guanti, 1930, olio su compensato, 61 x 46 cm, Museo Nazionale di Arte Moderna, Parigi
La cura nella rappresentazione dei volumi anatomici e la sensualità conferita all'opera dalla tecnica del panneggio bagnato - tecnica peraltro strettamente legata all'arte scultorea - fanno della ragazza dipinta una novella Nike di Samotracia: non più nume tutelare della vittoria, ma vera e propria dea dell'eros e della bellezza. Una femminilità delicata ed elegante, che nel volto e nello sguardo presenta però quei tratti decisi e orgogliosi di una donna che intende confrontarsi con il genere maschile da pari a pari.

lunedì 27 novembre 2017

Il vecchio e il nuovo. Rosso vermiglio

Questa rubrica settimanale propone il confronto tra due opere dell'arte figurativa - pittoriche, scultoree o architettoniche - che siano rappresentative di due distinti periodi della scienza e della tecnica dell'uomo: l'età dei pigmenti naturali, che spazia dal neolitico fino alla società preindustriale, e l'età dei pigmenti artificiali, che dal XIX secolo arriva fino ai giorni nostri.

Le opere proposte non sono accostate in modo del tutto casuale. Ciascuna coppia di immagini è infatti presentata come la manifestazione duale di una medesima tonalità cromatica o di un medesimo soggetto, nonostante esse appartengano a ambiti artistici, storici e culturali anche molto lontani tra loro.

Tiziano Vecellio, Sacra conversazione Balbi, 1512 - 1514, olio su tela, 130 x 185 cm, Fondazione Magnani - Rocca, Mamiano di Traverseto (Pr). Il colore utilizzato nella rappresentazione della Madonna è un acceso rosso vermiglio, ottenuto dalla macinazione del cinabro, un minerale a base di solfuro di mercurio (oggi bandito per la sua tossicità). Il forte contrasto cromatico tra la veste rossa e i toni prevalentemente scuri del dipinto pone la Madonna con il bambino in una posizione di primo piano nell'economia dell'opera.


Paul Cézanne, Arlecchino, 1888 - 1890, olio su tela, collezione privata.
Il rosso utilizzato dall'artista è ricavato artificialmente dalla sintesi dell'alizarina, scoperta di recente dall'industria chimica tedesca.

sabato 18 novembre 2017

Blu Egiziano

Considerato a tutti gli effetti il primo pigmento artificiale nella storia dell'uomo, il blu egiziano possiede alcune caratteristiche che potrebbero rivoluzionare non solo l'archeologia e lo studio dell'arte e delle civiltà antiche, ma anche la medicina, le telecomunicazioni e persino la sicurezza informatica. Lo ha scoperto quasi per caso un gruppo di ricercatori guidati dal fisico italiano Giovanni Verri, che analizzando le opere conservate presso il British Museum ha notato in questo pigmento una curiosa proprietà ottica: se illuminato da una sorgente di luce rossa, il blu egiziano emette radiazione infrarossa.

Scena di caccia e pesca appartenente alla decorazione parietale della tomba di Nebamon conservata presso il British Museum di Londra

Un articolo in lingua inglese pubblicato dal Journal of Art in Society racconta la storia di questo colore dalla sua scoperta in Egitto ai suoi possibili impieghi high-tech nella società contemporanea.

Il vecchio e il nuovo. La crocifissione e il dramma della sofferenza

Questa rubrica settimanale propone il confronto tra due opere dell'arte figurativa - pittoriche, scultoree o architettoniche - che siano rappresentative di due distinti periodi della scienza e della tecnica dell'uomo: l'età dei pigmenti naturali, che spazia dal neolitico fino alla società preindustriale, e l'età dei pigmenti artificiali, che dal XIX secolo arriva fino ai giorni nostri.

Le opere proposte non sono accostate in modo del tutto casuale. Ciascuna coppia di immagini è infatti presentata come la manifestazione duale di una medesima tonalità cromatica o di un medesimo soggetto, nonostante esse appartengano a ambiti artistici, storici e culturali anche molto lontani tra loro.

Giovanni Martino Spanzotti, La Crocefissione, 1485-1490, affresco, Chiesa di San Bernardino, Ivrea (To).
Quest'opera appartiene al cosiddetto tramezzo spanzottiano, un ciclo pittorico che narra in venti scene la vita di Cristo e costituisce un piccolo esempio di biblia pauperum per le genti del contado eporediese. Una curiosità: la chiesa e il convento di San Bernardino, sconsacrati già in età napoleonica, furono acquistati da Camillo Olivetti, che ne fece la propria dimora. Oggi il complesso fa parte del patrimonio culturale della Fondazione Olivetti.
Renato Guttuso, Crocifissione, 1941, olio su tela, 200 x 200 cm, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma.
L'artista reinterpreta in chiave neorealista un soggetto molto comune nell'iconografia cristiana, adottando una prospettiva e dei colori tanto inusuali per questo genere di rappresentazione quanto espressivi e drammatici. Il supplizio della croce è per Guttuso una metafora delle atrocità a cui l'umanità intera è sottoposta a causa della seconda guerra mondiale.

martedì 14 novembre 2017

Statistiche e grafici: i colori della pittura dal Medioevo a oggi

Martin Bellander, ricercatore presso il Karoliska Institutet, ha condotto un interessante studio su più di cento mila opere pittoriche con l'obiettivo di individuare quali sono, nel corso del tempo, i colori più utilizzati dagli artisti. I risultati di questa ricerca sono esposti in forma condensata attraverso questo istogramma:



Vale la pena di osservare che il rapporto tra i colori nella pittura - chiaramente sbilanciato a favore delle tinte calde - si mantiene pressoché costante fino agli ultimi decenni del XIX secolo, quando finalmente emerge con sempre maggior vigore il blu. Questo fenomeno è dovuto all'avvento dei pigmenti artificiali e alla conseguente introduzione sul mercato di un blu economico, che in poco tempo sostituisce il costosissimo blu lapislazzuli.


lunedì 13 novembre 2017

Cinema

« un punto di partenza nuovo nel rapporto tra arte e cinema »



Titolo: Loving Vincent
Anno: 2017
Paese: Polonia
Durata: 90'

Loving Vincent non è certo la prima pellicola che narra la biografia dell'artista, ma sicuramente non assomiglia a nessuna delle produzioni cinematografiche che l'hanno preceduta. Il film è infatti il primo lungometraggio interamente dipinto su tela - ovviamente secondo lo stile pittorico di Van Gogh - e animato per mezzo della computer grafica.

Protagonisti assoluti dell'opera sono i colori: non quelli utilizzati in passato per i capolavori del Medioevo e del Rinascimento, ma i nuovi colori sintetici, venduti in tubetto e accessibili a tutti, manifestazione in campo artistico del trionfo dell'industria chimica europea.

sabato 11 novembre 2017

Il vecchio e il nuovo. Giallo e blu, colori preziosi

Questa rubrica settimanale propone il confronto tra due opere dell'arte figurativa - pittoriche, scultoree o architettoniche - che siano rappresentative di due distinti periodi della scienza e della tecnica dell'uomo: l'età dei pigmenti naturali, che spazia dal neolitico fino alla società preindustriale, e l'età dei pigmenti artificiali, che dal XIX secolo arriva fino ai giorni nostri.

Le opere proposte non sono accostate in modo del tutto casuale. Ciascuna coppia di immagini è infatti presentata come la manifestazione duale di una medesima tonalità cromatica o di un medesimo soggetto, nonostante esse appartengano a ambiti artistici, storici e culturali anche molto lontani tra loro.

Leone decorativo appartenente alla via processionale che conduceva alla Porta di Ishtar, presso l'antica città di Babilonia, oggi ricostruita nel Pergamonmuseum di Berlino. Costruita nel 575 c.C. per ordine del sovrano Nabuccodonosor II, l'opera è composta da mattonelle in terracotta ricoperte da uno smalto a base di lapislazzuli.

Vincent Van Gogh, Campo di grano con mietitore, 1889, olio su tela, 72 x 60 cm, Essen (Germania), Museum Folkwang. Gli impressionisti sono la prima generazione di artisti ad usare i tubetti di colore sintetico, nati nella seconda metà del XIX secolo.

lunedì 6 novembre 2017

Narrazioni: la Malva di Perkin e l'industria chimica europea

Ospite di una TED Conference nella città svizzera di Basilea, l'artista canadese Susan Clark racconta la nascita e la storia industriale dei primi pigmenti artificiali.